Dal 11 Ottobre 2012 al 19 Ottobre 2012

Terminato l’ultimo giorno di sala operatoria sabato, sono arrivato a casa domenica e lunedì ero di nuovo al lavoro nel mio paese. I volontari sono tornati a casa esausti, eppure entusiasti di aver partecipato a qualcosa di così grande. Il ritmo lavorativo era serratissimo. Arrivavamo in ospedale alle 7 del mattino. Catherine e Victoria, le infermiere del turno di notte, avevano già preparato i pazienti che dovevano essere operati e avevano medicato quelli che dovevano essere dimessi per andare a casa. Durante la mattinata terminavamo la formazione delle famiglie dei bambini e dimettevamo i piccoli pazienti con l’appuntamento per i controlli post operatori. Dopo circa un’ora dalla dimissione dell’ultimo paziente, i bambini appena operati iniziavano ad uscire dalle sale operatorie. In breve, la stanza si riempiva di nuovo di bambini appena operati e di bambini che dovevano ultimare i controlli medici per entrare in sala operatoria il giorno successivo Entro la fine della settimana, 99 bambini erano stati operati. Per me non sarà mai una questione di numeri. Il numero 99 impallidisce se confrontato con le migliaia di bambini che soltanto in Guatemala nascono affetti da malformazioni al volto e che hanno bisogno di cure. È nulla rispetto al numero di persone che vivono in povertà, ai bambini malnutriti. La premessa con cui si apriva ogni giornata era che il benessere e la sicurezza di ogni singolo bambino in cura fosse prioritaria. Per me, ogni bambino curato valeva lo sforzo e dava senso all’intera missione. Quando ripenso a quella settimana, rivedo le facce dei bambini di cui ci siamo presi cura; dei loro fratelli e genitori, dei nonni e degli amici che li accompagnavano. Rivedo Jenny, 14 anni, che ha pianto durante lo screening perché pensava il suo peso fosse stato registrato male, che a scuola veniva derisa e maltrattata per via della sua malformazione, che dopo l’operazione era stanca ma era evidente quanto fosse felice e sollevata. Byron, un ragazzo coraggiosissimo di 11 anni, che vive in un istituto di accoglienza a Guatemala City e che ha subito un operazione per riparare il palato. Bambini che sono usciti dalla sala operatoria con nuovi sorrisi e nuove opportunità. 99 in tutto. 99 nuovi inizi, nuove speranze e vite cambiate per sempre. Michael Felber, Volunteer Pediatric Nurse |
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