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Giulio Patrizi, volontario “Student Programs”

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Vedere le lacrime di un genitore quando gli viene tolto dalle braccia il proprio bambino per portarlo in sala operatoria è davvero dura: vorresti accompagnarlo nel suo pianto, vorresti dirgli che andrà tutto bene senza farti coinvolgere dalle emozioni anche tu…

Con questa esperienza ho capito che le lacrime dei genitori che vengono dopo, quando il bambino è appena uscito dalla sala operatoria e tutto è andato bene, fanno parte di un emozione che non ha prezzo, che non si può descrivere facilmente, che non si può conoscere se non la si è vissuta in prima persona, ed io questa grandissima fortuna l’ho avuta durante la mia prima missione con Operation Smile a bordo della Portaerei Cavour della Marina Militare italiana.

Quando sono partito per Taranto, in fondo, non sapevo bene cosa avrei incontrato: ho cominciato questo breve viaggio portando nel mio zaino le conoscenze teoriche di un diciottenne volontario, che si occupa di raccolte fondi e sensibilizzazione.

Sono tornato dopo aver toccato con le mie mani cosa fa sul campo questa Fondazione, dopo essere entrato in sala operatoria, dopo aver stretto le manine dei bambini che a pochi mesi si sono ritrovati ad affrontare un’operazione delicata, dopo aver parlato con genitori disposti a ringraziare perfino me ai saluti finali, io che in fondo lì ero andato solo per osservare.

Ho conosciuto persone incredibili, medici e infermieri che rinunciano a tanto ogni anno per andare in missione in ogni parte del mondo a donare un sorriso, anzi molti sorrisi.

Mi sono sentito parte di loro, sebbene io frequenti ancora l’ultimo anno di liceo e non abbia alcuna laurea in medicina, ho ricevuto da tutti loro qualcosa: un consiglio, un esempio, ascoltando le loro esperienze e i loro racconti, spesso solo osservandoli durante il loro lavoro.

Sono stato per qualche giorno parte della famiglia della Marina Militare italiana, che ci ha accolti a bordo come dei commilitoni e ci ha aiutato a rendere possibile un compito quantomeno arduo.

Stanotte, quando andrò a dormire, molto probabilmente ripenserò ai bambini che ho incontrato durante questi giorni: a Giovanni, a Gaia, a Vincenzo, bambini a cui Operation Smile ha donato qualcosa d’importante, ma molti non sanno che qualcosa di grande l’hanno donata anche loro a noi, a me specialmente che ero alla prima esperienza: l’emozione di sentirsi utili per qualcun altro che, a 18 anni, è davvero una cosa che ti riempie dentro.

“Ogni bambino con una malformazione al volto è una nostra responsabilità. Se non ci prendiamo cura di lui, non c’è garanzia che qualcuno lo farà.”

- Kathy Magee, Co –Fondatrice e Presidente di Operation Smile