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Credo di avere un’OSSESSIONE

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Roberta Toto, Anestesista
Missione a Guadalajara, Messico, 10-20 febbraio 2016

Credo di avere un’OSSESSIONE. 

Ne soffro dal 2006 e ho scoperto che in tanti, in ogni parte del mondo, hanno il mio stesso problema.

I sintomi sono: affrontare lunghi e scomodi viaggi, cambiare fuso orario, rischiare di ammalarsi lontani dai propri cari, rinunciare a tanti giorni di ferie, al tempo da trascorrere con la propria famiglia, mettersi in gioco con lingue, culture, abitudini diverse, condividere la stanza con degli sconosciuti.

Abbiamo tentato tutti di disintossicarci, sedarci, distrarci, ma non c'è verso, non si può guarire. 

La nostra ossessione si chiama "sindrome del volontario di Operation Smile" ed oggi, nel 2016 sappiamo che c'è solo una cura: assecondarla!!! 

La terapia comporta: partecipare a quante più missioni è possibile, conoscere gente, Paesi, abbracciare bambini, vedere i loro sorrisi prima e dopo l'intervento, sentire la gratitudine dei genitori, svolgere un lavoro di gruppo in sintonia, senza barriere gerarchiche, linguistiche, culturali, apprendere da ogni collega, comprendere solo con uno sguardo le intenzioni o le paure di un nuovo amico e tanto altro.

Io seguo diligentemente la cura e della mia ultima missione in Messico ho amato un episodio in particolare: l'annuncio dei 125 pazienti selezionati per essere operati tra tutti quelli visitati durante lo screening.

Una folla di 250 famiglie, sedute ad aspettare che venisse annunciato il nome del loro bambino, l'attesa nervosa, la speranza negli occhi, le lacrime di gioia e gli abbracci tra madre e padre, nonni, figli, volontari mai visti prima di quel momento dopo che veniva nominato il nome giusto! 

La delusione quando si chiudeva la lista del primo, del secondo, del terzo giorno, l'ultimo giorno senza aver ascoltato il nome del proprio bambino. 

E la consolazione, il discorso meraviglioso ed emozionante del coordinatore che donava pace, non rassegnazione, dava un senso all'esclusione dalla chirurgia, la motivazione che se il bimbo non aveva avuto un'alta priorità, significava che la sua situazione non era grave come gli altri e che comunque tutti noi saremmo tornati 10-100-1000 volte lì per aiutarli. E di nuovo allora la speranza ed il sorriso.

Tutto ciò appaga la mia radicata, martellante OSSESSIONE.

Ma ora mi chiedo: non è che ho sbagliato diagnosi e si tratta solo di una IMMENSA INFINITA MERAVIGLIOSA PASSIONE? 

“Ogni bambino con una malformazione al volto è una nostra responsabilità. Se non ci prendiamo cura di lui, non c’è garanzia che qualcuno lo farà.”

- Kathy Magee, Co –Fondatrice e Presidente di Operation Smile