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Il loro sguardo sembra voler dire: ce l’abbiamo fatta a farlo operare! 

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Roberto Grossetti, Anestesista
Missione ad Hanoi, Vietnam, 13-23 aprile 2016

Parto con Operation Smile da alcuni anni e ho già partecipato a sette missioni in diversi Paesi del mondo, tra il Sud Est Asiatico e l’America Latina.

Quella ad Hanoi è stata la mia seconda missione in Vietnam.

Il team internazionale era composto da 77 volontari di cui 6 chirurghi che hanno operato su 4 tavoli operatori. Di volontari italiani eravamo in due: io e Cecilia Ferreri, infermiera di reparto.

La struttura ospedaliera che ha ospitato la missione avrà avuto trenta/quarant’anni ed era di medie dimensioni. La costruzione e le attrezzature erano datate, lontane dai nostri standard qualitativi, sia a livello di reparti di ricovero, sia di sale operatorie. Mentre con sorpresa alcuni dei materiali presenti in sala operatoria, tra cui i ventilatori, erano più recenti e li abbiamo potuti utilizzare. La strumentazione necessaria è stata fornita da Operation Smile. 

Abbiamo iniziato a lavorare con ritmi intensi già durante lo screening: in due giorni abbiamo visitato circa 190 pazienti, la maggior parte piccoli di età. Molti bambini tra sei mesi e un anno non sono stati operati perché non avevano ancora le condizioni fisiche ottimali. Tra i pazienti operati, più di 90, la maggior parte aveva da uno a tre anni. La patologia più numerosa è stata la palatoschisi, mentre solo un paio di pazienti presentavano malformazioni cranio maxillo-facciali.

Come anestesista, l’attività di screening e di sala operatoria è sempre molto frenetica e dà poche possibilità di conoscere storie personali, come invece può avvenire in reparto o in recovery, data la presenza dei genitori. Per me i momenti più emozionanti sono sempre legati al momento in cui si va a prendere il bambino per portarlo in sala operatoria e al sorriso delle mamme, che sembra voler dire: ce l’abbiamo fatta a farlo operare! I loro sguardi e i loro sorrisi mi riempiono di felicità. 

Partire in missione è un’esigenza interiore, mi accorgo che ne ho bisogno quando è un po’ di tempo che non parto, in questo caso oltre un anno. Sentivo un urgente bisogno di riprendere: il sentirsi utili e l’amore per il proprio lavoro penso siano i requisiti principali che fanno di un medico un volontario.

“Ogni bambino con una malformazione al volto è una nostra responsabilità. Se non ci prendiamo cura di lui, non c’è garanzia che qualcuno lo farà.”

- Kathy Magee, Co –Fondatrice e Presidente di Operation Smile