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Le emozioni del viaggio di ritorno

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Francesco Bellia, pediatra intensivista

Missione a Guadalajara, Messico, 1-11 marzo 2017

Mentre sto per salire sull'aereo dell'Alitalia, che da Città del Messico mi riporterà a casa, sono pervaso dalle emozioni e dai ricordi ancora nitidi nella mia mente. L'assistente di volo con cortesia mi riporta alla realtà, chiedendomi di mostrarle il biglietto: evidentemente si era accorta che il mio pensiero vagava altrove.  Stavo, infatti, pensando alla missione appena conclusa a Guadalajara, la quale nella realtà, ha superato le mie più ottimistiche aspettative. Riesco ancora a vedere nitidamente i volti dei bambini, riuscire a percepire gli odori ed i sapori di questa splendida terra, ricca di storia e cultura, quasi non volessi staccarmi da quella magia che ha avvolto la missione.

Improvvisamente in ordine temporale si riaffacciano i ricordi: l'arrivo di notte nell'aeroporto di Guadalajara, l'incontro con i volontari il giorno dopo, il momento dello screening, la moltitudine di famiglie che con grande rispetto, pazienza, attendevano educatamente che il proprio figlio venisse valutato e visitato. Per instaurare un rapporto di stima reciproca bastava a volte un sorriso, ancora prima che l'interprete spagnolo traducesse le nostre domande. Si leggeva, nei loro occhi fieri, una velata richiesta di aiuto per i loro figli affetti da malformazioni facciali.

Il team era composto da volontari provenienti da 13 Paesi, ovviamente molti erano sudamericani, forse quelli più vicini a noi per cultura e tradizioni. Capaci di aggredire la vita piuttosto che subirla, in grado di dedicarsi anima e corpo al lavoro, ma al tempo stesso sentire il bisogno di gioire, cantare, sorridere, vivere insomma la vita con allegria.

E poi sono giunti i giorni degli interventi chirurgici; si notavano le lacrime silenziose che segnavano i volti delle mamme, scolpiti dalla povertà, mentre accompagnavano i loro bimbi nella sala operatoria, seguite poco tempo dopo da quelle di gioia, alla vista del loro figli guariti dalle malformazioni al volto.

Le ore, i giorni passano, mentre le mani sapienti dei chirurghi disegnano un nuovo sorriso, ricostruiscono un nuovo palato, non c'è stanchezza, solo la voglia di continuare, di portare a termine il proprio compito.

E poi arriva l'ultimo giorno, sembra sbucare all'improvviso, quasi ci coglie di sorpresa, la magia che ci ha circondati fino a questo momento svanisce, cala il sipario improvvisamente.

Sono però certo che ai 98 bambini messicani operati in cinque giorni è stato dato non solo un nuovo sorriso, ma un futuro diverso, perché è stata cambiata loro la vita, cosi come ho la certezza che le missioni alle quali ho avuto la fortuna di partecipare in questi anni hanno, in qualche modo, cambiato la mia.

La voce autorevole del comandante dell'aereo mi riporta alla realtà: è il momento di allacciare la cintura… si torna a casa.

“Ogni bambino con una malformazione al volto è una nostra responsabilità. Se non ci prendiamo cura di lui, non c’è garanzia che qualcuno lo farà.”

- Kathy Magee, Co –Fondatrice e Presidente di Operation Smile