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Testimonianze



Francesco Bellia, intensivista pediatrico
Missione Inaugurale per le Vittime di Ustioni, Mumbai, India – 7-15 Gennaio 2010

Alle 8.05 lascio i bimbi a scuola, salutandoli con un bacio, oggi partirò per Mumbai, in India, per la mia ottava missione con Operation Smile, la prima dedicata a lesioni da ustione.

Arrivato a Mumbai, incontro gli altri volontari e presto viene il momento del cosiddetto “name game” - il gioco dei nomi - che serve a socializzare con il resto del team e a fare in modo che ci si possa ricordare il nome della persona di cui si ha bisogno, in caso di emergenza. Il giorno dopo la sveglia è alle 6.00.

Assieme a due infermiere statunitensi Lisa e Vicky, prepariamo la stanza dedicata alla terapia intensiva, abbiamo solo due posti letto che attrezziamo nel migliore dei modi.

La prima paziente esce a mezzogiorno dalla sala operatoria, gli interventi hanno lunga durata. Il primo giorno gestiamo sette pazienti, non sono abituato a vedere tante donne cosi gravemente ustionate, i chirurghi hanno fatto un buon lavoro, hanno risolto buona parte delle retrazioni attraverso innesti cutanei, ma non hanno potuto guarire le ferite nell’anima.

Solo un paziente, l’unico maschio della giornata, presenta lieve difficoltà respiratoria dopo l’intervento chirurgico, a causa di abbondanti secrezioni bronchiali.

Sono le 20.00 siamo ancora in ospedale, dopo una rapida cena da asporto alle 21.30 si torna in albergo, mi addormento lungo il tragitto.

Il giorno seguente vado a vedere assieme ai chirurghi le pazienti operate il giorno precedente, con mia sorpresa nessuno di loro ha lamentato dolore di notte, ma è anche vero che queste donne sono abituate a sopportare dolori ben più importanti di quelli legati ad un intervento chirurgico.

Rivedo una donna che prima dell’intervento aveva una spaventosa lesione al viso che le impediva qualsiasi movimento della testa, una retrazione cutanea le tirava il labbro inferiore verso il basso impedendogli la chiusura della bocca. Il suo viso e buona parte del corpo erano stati sfigurati dal kerosene buttatole addosso dal marito ubriaco che poi le ha dato fuoco.

Devo confessare che quella mattina la donna mi appariva magnifica, ma soprattutto felice, felice di poter chiudere la bocca, ruotare la testa, seduta sul letto pronta a specchiarsi e pettinarsi i capelli neri che venivano fuori da uno scalpo deturpato dal fuoco.

Sono andato poi a vedere le pazienti che dovevano essere operate quel giorno stesso, questa visita mi ha procurato un’emozione forte, una commozione tutt’ora presente; le ricordo ancora sdraiate sui letti in corsia. Con grande compostezza aspettavano di essere operate, pur sapendo che quell’ intervento non sarebbe stato certo risolutivo.

Le storie spesso raccontate da queste donne erano di disperazione e dolore, una pena che per un attimo ti faceva mancare il respiro e ti velava gli occhi.

Dopo aver accantonato i pensieri tristi, eravamo pronti a ricominciare un’altra giornata di lavoro.

Le giornate si rincorrono una dietro l’altra, il team lavora splendidamente sembriamo parti di un motore che adesso gira a regime, i chirurghi sono eccezionali, nessun problema nel post operatorio.

La missione volge al termine, l’ultimo giorno passa veramente in fretta, abbiamo fatto un buon lavoro, i pazienti operati sono soddisfatti e noi felici di essere stati d’aiuto e di aver messo grande impegno durante tutta la missione. Una nuova avventura si è conclusa con grande successo e io mi sento felice.

Francesco Bellia - Intensivista pediatrico, volontario di Operation Smile
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